Spazi di lavoro comune fra ricercatori, operatori e persone del territorio.
Come lavorano
Con la ricerca-azione: si studia mentre si interviene, e si corregge mentre si va. È più scomodo di uno studio fatto a tavolino e produce risultati che si possono usare.
- Collaborazioni con istituti universitari e di ricerca, come prevede lo statuto.
- Metodo dichiarato prima, non ricostruito dopo.
- Risultati pubblicati anche quando smentiscono le ipotesi di partenza — che è il momento in cui una ricerca serve di più.
Le regole sulle persone
Fare ricerca dentro un ente che riceve persone in difficoltà crea una tentazione precisa: usare come materiale di studio quello che qualcuno ha raccontato per essere aiutato. Le quattro regole qui sotto valgono dal primo giorno, prima ancora che il primo laboratorio esista.
- Chi chiede aiuto non diventa un caso di studio per il fatto di aver chiesto aiuto. La partecipazione a una ricerca si chiede a parte, si spiega a parte, e si può rifiutare senza che cambi niente nel percorso.
- Il consenso è informato e revocabile. Chi partecipa può ritirarsi anche dopo, e i suoi dati escono dallo studio.
- I dati si aggregano prima di essere elaborati. Nessuna pubblicazione permetterà di risalire a una persona, nemmeno incrociando più informazioni.
- Il parere etico, quando il partner universitario ha un comitato, lo si chiede prima e non dopo.
Vedi anche l’informativa per chi ci scrive.
Cosa manca perché parta
Un partner universitario o un istituto di ricerca. La ricerca-azione si fa in due: chi interviene e chi misura. Farla da soli vuol dire misurare il proprio lavoro con il proprio metro.
La Fondazione è nata il 27 maggio 2026. Se vuoi essere informato quando parte, o se puoi contribuire a quello che manca, scrivici.
