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Convenzioni e accordi di collaborazione.

Convenzioni e accordi di collaborazione con enti pubblici e privati.

Che forma può avere

  • Convenzione con un ente pubblico per un servizio o un progetto.
  • Accordo di rete con altre organizzazioni, per non sovrapporsi.
  • Collaborazione scientifica con università e istituti di ricerca.
  • Partnership con un’azienda, per sostenere un progetto con continuità.

Con un ente pubblico: quali strumenti esistono davvero

Il Codice del Terzo settore prevede modi precisi in cui una pubblica amministrazione può lavorare con un ente come il nostro, e non sono intercambiabili. Vale la pena conoscerne la differenza prima di scrivere, perché uno di questi a noi non si applica.

  • Co-programmazione e co-progettazione (art. 55). Sono i due strumenti aperti a tutti gli enti del Terzo settore: l’amministrazione e gli enti definiscono insieme prima i bisogni e poi il progetto, invece di bandire un appalto su un servizio già disegnato. È la strada su cui la Fondazione può camminare.
  • Le convenzioni dell’art. 56 sono invece riservate alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale iscritte da almeno sei mesi. Una fondazione non rientra: non è una nostra scelta, è la norma.
  • Gli appalti restano possibili, ma sono un’altra cosa: lì si è fornitori, non partner. La differenza si vede su chi decide cosa serve.

Come si arriva a un accordo

  1. Ci si scrive

    Bastano poche righe: chi siete, cosa fate, cosa avete in mente. Non serve un progetto pronto.

  2. Ci si vede

    Prima di scrivere qualsiasi documento. Metà delle partnership che non funzionano nascono da due enti che si sono capiti male in una email.

  3. Si scrive chi fa cosa

    La parte noiosa e l’unica che conta: attività, tempi, risorse, e chi risponde di cosa se qualcosa va storto.

  4. Si firma e si pubblica

    L’accordo compare in Rete e partnership con scritto cosa si fa insieme.

Cosa non facciamo

Non prestiamo il nome della Fondazione a iniziative che non seguiamo, e non accettiamo sostegni che chiedano in cambio l’uso delle storie delle persone che accompagniamo. Sono due righe che scriviamo adesso, prima che si presenti l’occasione di derogare.

E non accettiamo accordi che ci chiedano di segnalare persone a un’attività commerciale, in nessuna forma. Chi si rivolge a noi non è un contatto da passare a qualcuno.

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